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Come la scienza si è trasformata in fanatismo religioso

scienza fanatismo religioso

L’importanza di scienza e medicina nella società

Nel concitato corso degli ultimi anni, anche le persone meno inclini alla riflessione devono aver percepito l’importanza che il termine “scienza” e il suo bistrattato cugino “medicina” hanno assunto nel dibattito pubblico, tanto di livello elevato, istituzionale e culturale, quanto nel più comune consesso sociale.

scienza fanatismo religiosoDiscussione che nella nostra disgraziata epoca densa di contenitori viene rappresentato in parte da appositi “salotti televisivi” e in parte dal sempre meno anarchico e sempre più censurato dibattito sui social.

Questo processo di messa al centro della scena percettiva della “scienza”, o più precisamente dell’approccio scientifico, o più precisamente ancora dell’approccio metodologico scientifico nella spiegazione dei fenomeni, ha radici invero assai più antiche, e segue un percorso di affermazione che conta millenni in termini assoluti e qualche secolo in termini di crescente accelerazione.

Un’affermazione che si avvia in circoli riservati per poi allargarsi in maniera esponenziale con la diffusione dell’istruzione collettiva, chiaramente improntata a diffondere questa modalità percettiva.

Una posizione antiscientifica: vero o falso?

Nel corso degli ultimi anni, in seguito alla mia attiva partecipazione all’acceso dibattito su alcuni fattori di questo processo percettivo, specificamente la questione vaccinale e più in generale il rapporto tra “ambito scientifico” e “ambito politico”, non mi sono state risparmiate critiche e attacchi.

Qualcuno in malafede, qualcun altro per semplice e triste incapacità, mi ha rivolto l’accusa di sostenere posizioni “antiscientifiche”. Alla stessa stregua, e dalle stesse persone, con le stesse premesse di malafede o incapacità, sono stato sovente definito “contrario alle vaccinazioni”.
Nulla di più lontano dalla realtà, come chiunque dotato di capacità cerebrali anche minime è facilmente in grado di comprendere.

Anzitutto, i vaccini sono dei medicinali, come gli antibiotici, o gli antinfiammatori, o i disinfettanti.
Non ha molto senso essere “a favore” o “contrario” a un’intera categoria di farmaci, a meno che si posseggano informazioni e competenze tali da far considerare quella intera classe di medicinali inevitabilmente dannosa.

Informazioni e competenze che io non ritengo di possedere, né mi sogno di millantare. Persino se si parlasse di una sostanza privatamente nociva e pericolosa, che senso avrebbe “essere contrario”?
Si può forse “essere contrari al cianuro”?

Distinguere la scienza da “LaScienzah”

Come racconto anche fin dalla premessa del mio libro LaScienzah (One Books), è importante cominciare ad allenarci a usare il cervello invece che ripetere slogan per ebeti: si può essere contrari a un dato utilizzo di un farmaco, con date modalità, in un dato contesto.

Come ogni altro medicinale, come ogni altra sostanza, un dato vaccino può essere utile o necessario in date condizioni, su dati pazienti, in un dato contesto. E risultare invece inutile e pericoloso su altri pazienti in altre condizioni.

Non servono lauree in medicina per capirlo, basta un minimo di buonsenso.
Figurarsi poi se sono “contrario alla scienza”. La scienza è un approccio razionale ed empirico basato sul dubbio e sulla sperimentazione che mira a capire i fenomeni e il loro funzionamento.

scienza fanatismo religiosoÈ grazie alla scienza se possediamo e utilizziamo conoscenze e tecnologie di ogni genere, che ci aiutano a vivere meglio in mille modi diversi, accompagnando ogni aspetto della nostra esistenza. È la scienza che ci ha insegnato come conservare il cibo in modo più sano, come riscaldare le nostre abitazioni, come spostarci più velocemente da un luogo a un altro, come scambiarci informazioni in tempo reale da un capo all’altro del pianeta.

Dunque, ovviamente no: non sono affatto “contrario alla scienza” né sono portavoce di alcuna posizione antiscientifica.
Sono però contrario a “LaScienzah“, quel fanatismo religioso neomedioevale che sfruttando qualche slogan sgangherato o qualche enunciato dal vago sapore “scientifico”, diffonde un culto triste e pericoloso basato sulla necessità di rassicurazione esistenziale, sulla fede cieca e dogmatica e sull’odio per l’eresia.

Sono contrario a questa deriva che sarebbe farsesca se non si fosse già dimostrata rovinosa tanto per la tenuta democratica e per lo Stato di Diritto, quanto per la sopravvivenza e l’autonomia economica di persone e nazioni, e persino paradossalmente letale per la stessa salute di intere popolazioni.

Cos’è “LaScienzah”?

Permettendo al lettore un contatto misurato con gli aspetti più evidenti di questa deriva psicosociale, evidenziando la pericolosità di questo patogeno della mente, mi auguro di aiutarlo a identificarne prontamente il contagio, fornire strumenti per rafforzare contro di esso le proprie difese immunitarie, favorire l’edificazione di efficaci e permanenti scudi mentali contro di esso. Il che dimostra nei fatti quanto poco io sia contrario al concetto di “vaccinazione”.

E di efficaci difese mentali – più che mai in tempi bui come questi, in cui governi di intere nazioni svoltano nella direzione di un folle autoritarismo sanitario, le popolazioni cadono preda del terrorismo mediatico e porzioni della stessa comunità scientifica vengono contagiate del fanatismo scientista – ve ne è un evidente, disperato bisogno.

Lunga vita dunque alla scienza, lunga vita al pensiero critico, lunga vita al pensiero libero e lunga vita all’approccio scientifico.

Un articolo di Stefano Re

Approfondisci il discorso sulla differenza tra la scienza e LaScienzah con il webinar di Stefano Re:

Mindfulness: un metodo per imparare a governare la mente e vivere in equilibrio

È possibile riprogrammare la mente?

Se dovessimo paragonare la nostra mente a qualcosa di fortemente rappresentativo per aiutarci a comprendere i suoi meccanismi, potremmo farlo attraverso l’immagine di un computer. Di fatto la nostra mente funziona proprio come un software sofisticato che memorizza e registra ogni informazione fin dalla nascita.

pilastri della mindfulnessCome accade con ogni “macchina”, più conosciamo il suo funzionamento, più la possiamo usare in modo efficiente. Fin dagli albori della nostra vita, la mente inizia a incamerare programmi dall’esterno, utili alla nostra crescita e alla nostra sopravvivenza nella società: registra il programma relativo a come ci si veste, a come e cosa si mangia, a come si fa a scrivere, leggere, etc.

L’apprendimento umano funziona così: qualcuno ci fa vedere come si fa qualcosa, e noi lo ripetiamo, all’inizio concentrandoci e sforzandoci di memorizzare e poi, man mano che ne facciamo esperienza, si genera un programma inconscio che fa sì che tutto accada da sé, attraverso la meccanicità.

Dopo un po’ di tempo che compiamo sempre gli stessi movimenti, le stesse azioni, questi accadono da sé, senza bisogno di pensarci intenzionalmente. Questo avviene perché possediamo una mente inconscia che incamera tutto ciò che impariamo in modo da non ingombrare la mente cosciente.

Ritrova la tua vera Essenza

Ti sei mai reso conto di quanto la tua mente si affolli di pensieri generando spesso confusione e malessere?
Provi mai la sensazione di essere guidato da meccanismi inconsci che apparentemente sono fuori dal tuo controllo?

Questo avviene proprio perché siamo “vittime” della meccanicità.

La maggior parte di noi vive in modo piuttosto meccanico ripetendo continuamente comportamenti, scelte e azioni nonostante siano disfunzionali e portino lontano dagli obiettivi di benessere. Tutti noi possediamo un potere interiore nascosto che prescinde dalla nostra mente conscia e che sgorga direttamente dal Cuore.
Questo potere è capace di guidarci verso scelte e azioni più armoniche, più equilibrate e soprattutto più allineate alla nostra Essenza.

Mindfulness: una pratica quotidiana per il benessere

pilastri della mindfulnessPer poter recuperare il contatto con questo potere interiore è necessario iniziare a osservarci e a praticare la Presenza nel Qui e Ora, e in questo senso la disciplina della Mindfulness è qualcosa di estremamente concreto e utile.

L’approccio della Mindfulness è basato su una serie di tecniche di meditazione derivanti dal buddhismo, e la pratica quotidiana può aiutarci a coltivare lo sguardo dello stupore di fronte a ogni singolo attimo della nostra vita e permetterci di ritrovare quei lati della nostra essenza che già vivono dentro di noi, ma con i quali abbiamo perso il contatto.

Uno degli aspetti più importanti per coltivare la consapevolezza e liberarsi dalla meccanicità è quello di assumere un atteggiamento di apertura mentale abbracciando i dettami dei setti pilastri della Minfulness, sette aspetti fondamentali che sorreggono tutto il nostro percorso di meditazione.

Apprendi gli antichi insegnamenti con una Masterclass spirituale…

Quali sono questi pilastri?
Perché la loro applicazione è fondamentale per aprirci ad una vita di consapevolezza e benessere interiore?

Troverai una risposata a queste domande durante la Masterclass I 7 pilastri della Mindfulness in cui i coach Annalisa Chelotti e Luca Capozza ti guideranno all’interno del mondo della Mindfulness per aiutarti a intraprendere il tuo personale percorso di crescita spirituale.

Con questa Masterclass imparerai:

  • i sette pilastri di questa disciplina;
  • come e perché applicare la Mindfulness nella tua vita;
  • semplici meditazioni quotidiane alla base della Mindfulness;

Inoltre avrai modo di sperimentare due pratiche, una formale e una informale, che risultano essere già un primo strumento concreto da iniziare ad applicare fin da subito nella propria vita quotidiana.

pilastri della mindfulness

 

Astrologia: che cos’è la carta natale?

Stelle e astrologia: l’universo condiziona la nostra vita?

carta nataleLe scelte ci pongono davanti a un bivio, e per quanto noi ci sentiamo padroni delle decisioni che ci accingiamo a prendere si ha spesso la sensazione di essere condizionati – se non guidati – da qualcosa.

Alcuni ritengono di essere i soli artefici del proprio destino appellandosi al libero arbitrio e alcuni sostengono invece che la strada sia in qualche modo tracciata, predestinata…

Libero arbitrio o destino?

Alcuni pensatori, come l’esoterista e psicoterapeuta tedesco Thorwald Dethlefsen, ritenevano che la vera libertà fosse quella di avere consapevolezza delle trame del destino e, di conseguenza, di riuscire a viverlo con consapevolezza.

Questa posizione mediana è quella che guida numerosi astrologi tra i quali Paolo Franceschetti.

Studioso, esoterista e scrittore, Francecshetti è esperto di astrologia e ha studiato l’influenza dei pianeti e delle stelle sulle nostre vite, indagando il nostro personale modo di agire e reagire, e come questo sia connesso fortemente alla nostra carta natale.

Cos’è la carta natale e come possiamo interpretarla

La carta natale è la trasposizione grafica del posizionamento dei pianeti nel cielo al momento esatto della nostra nascita, e viene calcolata in base a ora e luogo della nascita.

carta nataleGraficamente viene rappresentata come un a circonferenza suddivisa in dodici spicchi, le case, e dodici sezioni ognuna dedicata ad un segno zodiacale. All’interno sono poi collocati i pianeti e le connessioni tra questi – sono questi gli aspetti, come trigoni, stellium, quadrature e molto altro.

Le case sono calibrate in base all’ascendente, e ognuna di esse rappresenta un particolare aspetto della vita (come professione, famiglia, comunicazione, relazioni, denaro, etc.).

Ogni carta natale è unica nel suo genere e descrive il nostro modo di fare ogni cosa: come pensiamo, come percepiamo le cose, come comunichiamo, come amiamo, le ferite che ci portiamo dentro, …

E non importa se due persone sono nate lo stesso giorno alla stessa ora, basta che il luogo sia un altro perché le influenze planetarie cambino. Nemmeno i gemelli (nati con parto naturale) condividono una carta natale perfettamente identica.

Case piene, case vuote

carta nataleIn sostanza, secondo i dettami dell’astrologia stelle e pianeti influenzano la nostra vita, e la nostra libertà consiste nel capire la nostra carta natale per padroneggiare gli avvenimenti che ci accadranno e farne uno strumento di evoluzione.

Inevitabilmente, però, avverrà che non in tutte le case siano presenti pianeti o altri aspetti. Questo non è però da considerarsi un male: quando una casa astrologica è piena di pianeti, esercitare il proprio libero arbitrio in quel settore è molto difficile perché l’influenza planetaria è molto forte.

Sono inconsapevolmente forze che non si possono controllare.

Di contro, nelle case vuote siamo invece noi ad avere il controllo su quell’aspetto e possiamo esercitare il nostro libero arbitrio, senza condizionamenti.

Vuoi approfondire il discorso sull’astrologia?
Desideri scoprire ogni segreto della tua carta natale e in che modo le influenze planetarie agiscono in te?

Se hai risposto “sì” a entrambe le domande, abbiamo il webinar fatto apposta per te!

Il Webinar astrologico che fa per te!

Con il webinar Astrologia e la tua carta natale avrai modo di apprendere i concetti fondamentali dell’astrologia in modo da imparare a leggere la tua carta natale con Paolo Franceschetti!

Durante questo corso ti verranno fornite alcune preziose nozioni per cominciare ad analizzare la carta natale (tua e altrui), conoscere maggiormente le peculiarità dei segni zodiacali e approfondire il discorso sull’influenza dei pianeti nei segni e nelle case.

Scoprirai come valorizzare i doni che ti sono stati fatti dai pianeti e come individuare limiti e difetti per poter aggirare gli ostacoli che la vita ti pone davanti diventando tu stesso padrone del tuo destino.

carta natale

 

Pralaya: il mito indiano del Diluvio

pralaya

Pralaya: il mito indiano del diluvio

Il Pralaya, ovvero il racconto del Diluvio indiano, non differisce molto dagli oltre 650 miti similari a oggi censiti e rinvenuti in tutto il pianeta. Differentemente da altre situazioni, però, in questo caso ci troviamo davanti a un numero di elementi e prove veramente considerevole che si stanno imponendo a livello internazionale al mondo accademico.

Pralaya

Foto: lartedeipazzi.blog

La prima trasposizione scritta di questo Diluvio avvenuto svariati millenni fa appare nel Shatapatha Brahmanatesto che fa parte dei Brahmana, una serie di trattati composti in sanscrito vedico tra l’XI e il IX secolo a.C.

Il mito narra la vicenda di Manu, un uomo saggio che viveva nella foresta. Un giorno mentre si bagnava nel fiume un piccolo pesce, Matsya, gli saltò tra le mani e gli chiese di essere portato in salvo da quel fiume pieno di pesci divoratori di pesci.

Manu, allora, portò a casa il pesciolino in un’ampolla e si prese cura di lui, ma Matsya cominciò a crescere sempre più e l’uomo fu costretto a portarlo in un lago dove il pesce nuotò felice per qualche tempo, ma presto anche il lago si fece troppo piccolo.

Quindi lo portò nel Gange, e quando anche quello divenne troppo stretto per il pesce, Manu trovò per lui una nuova casa abbastanza spaziosa: l’oceano.

Matsya predice il Diluvio

Prima di scomparire nelle profondità delle acque, Matsya disse a Manu: “Non scorderò le cure che mi hai offerto, e il tuo buon cuore.

Pralaya“Ascolta, presto Brahma il creatore si addormenterà e un enorme Diluvio distruggerà la terra. Costruisci un’arca abbastanza grande da accomodare un seme di ogni tipo e i sette Rishi, i saggi asceti che vivono da sempre sulle montagne.
Quando il cielo diventerà nero e la pioggia comincerà a cadere ininterrotta entrate nella barca e aspettate. Io arriverò con l’acqua che sale dall’oceano. Lega l’arca alla pinna sulla mia schiena e vi condurrò in salvo”.

Manu fece come il pesce aveva spiegato e quando arrivò il Diluvio universale per anni e anni la sua arca navigò sulle acque in tempesta. Quando tornò il sole non c’era che un’infinita distesa di acqua. Il pesce condusse Manu sulla cima dell’Himalaya, unica parte della terra non sommersa dal mare.

Dopo qualche tempo l’acqua cominciò a scendere, finché di nuovo la terra comparve. Fu così che Manu sopravvisse al grande Diluvio e con l’aiuto del pesce Matsya, che era un’incarnazione divina, e i sette saggi ripopolò la terra, diventando il padre dell’intera umanità.

Un Webinar dedicato al Pralaya

È curioso notare quante similitudini vi siano tra il mito del Pralaya e il racconto biblico del Diluvio Universale dal quale si salvò Noè con la sua arca. Ma non solo, questo tema compare in moltissime culture antiche di tutto il mondo.

Alcune domande sorgono dunque spontanee:

• Siamo i superstiti di una civiltà precedente?
• Le tradizioni di tutto il pianeta raccontano la verità sulle nostre origini?

Questo argomento è al centro del gratuita Il mito del Pralaya: la storia dimenticata dell’India.

Durante la conferenza Enrico Baccarini, giornalista, scrittore e editore in possesso di due Bachelor in Antropologia e Studi Asiatici, dialogherà con Irene Belloni per far luce su questo antichissimo cataclisma cui sarebbe seguito un diluvio che avrebbe distrutto interamente una civiltà precedente alla nostra.

Con questo Webinar avrai modo di compiere un viaggio di riscoperta, in cui realtà storica e leggenda sembrano essersi fusi in un’unica verità.

Scopri i segreti dell’antica India…

Con questo Webinar scoprirai:

  • le origini storiche dell’India;
  • il mito del Pralaya
  • misteri ed enigmi della cultura indiana;

… e molto altro ancora.

Sei pronto a immergerti in questa meravigliosa avventura?

Cosa sono i Viaggi Sciamanici nelle dimensioni parallele?

I Viaggi Sciamanici

Viaggi Sciamanici I Viaggi Sciamanici sono spostamenti della coscienza in altri piani di realtà.

Nello sciamanesimo sono contemplati tre piani:

  • Il Mondo di Sotto, “questo Mondo è il Regno degli Spiriti Animali, visto come Sorgente dalla quale scaturisce la vita”;
  • il Mondo di Mezzo, “è la realtà non visibile del mondo quotidiano in cui viviamo. É il luogo dove lo Sciamano può andare avanti ed indietro nel tempo, per ritrovare oggetti smarriti o rubati, compiere guarigioni a distanza, trovare Anime di defunti intrappolate nel nostro Mondo”;
  • il Mondo Superiore: “qui si incontrano Maestri, Guide Spirituali, Angeli ed il nostro Spirito Guida, con noi dalla nascita”.

In questi mondi si possono sperimentare diverse connessioni con realtà non ordinarie o mondi paralleli.

Qui possiamo incontrare il nostro Animale di Potere e il nostro Spirito Guida, alleati indispensabili nel mondo sciamanico!

Un viaggio oltre la realtà ordinaria…

I Viaggi sciamanici sono gli strumenti necessari per accedere a queste diverse realtà.

Si compiono in stati di coscienza in cui la nostra consapevolezza è in grado di funzionare a livelli di percezione e vibrazioni diversi dalla realtà ordinaria.

Ciò che normalmente non può essere visto, udito o percepito a causa dei limiti fisici e spazio temporali, può essere sperimentato attraverso il risveglio di capacità e qualità sensorie generalmente non attivate.

L’incontro con il tuo Animale di potere

Viaggi Sciamanici Attraverso il Viaggio Sciamanico nel Mondo Inferiore si può stabilire una connessione d’anima con il nostro Animale di potere e attingere alle sue qualità e caratteristiche energetiche.

Ogni volta che lo chiamiamo o lo evochiamo nei sogni o nei Viaggi Sciamanici, egli ci viene subito in aiuto per donarci la sua medicina, la sua saggezza e protezione.

Il nostro Animale di potere è un alleato prezioso, ci dona vitalità e forza.

Attraverso la sua Medicina ci aiuta a guarire ferite emozionali e fisiche, ci incoraggia a riconoscere le nostre risorse interiori, i nostri talenti e potenziali, resi manifesti attraverso le sue qualità e caratteristiche.

La connessione con gli Spiriti Guida

Viaggi Sciamanici Sempre attraverso i Viaggi Sciamanici possiamo anche metterci in connessione con i nostri Spiriti Guida, da cui riceviamo sostegno e indicazioni per proseguire nel nostro percorso di evoluzione.

Quando li incontriamo possiamo sentirci in vibrazioni molto alte, che ci portano a uno stato di beatitudine ed estasi.

La loro energia ci avvolge con amore e compassione ed è, a quanto ogni volta ho sperimentato io stessa, un’esperienza vibratoria di luce e consapevolezza che crea intorno a noi una sorta di protezione da energie pesanti e negative.

Gli Spiriti Guida si manifestano in vari modi a noi per aiutarci ad aprire gli occhi, il cuore e la mente a nuove rivelazioni!

Un articolo di Anatta Agiman

 

Affair Fatima: contraddizioni, segreti e veggenti scomparse

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Fatima: gli avvenimenti

I fatti sono noti: dal 13 maggio al 13 ottobre 1917, a Fatima, in Portogallo, tre pastorinhos dai dieci ai sette anni – Lucia dos Santos e i suoi cuginetti, i fratelli Francisco e Jacinta Marto – ebbero, in località Cova de Iria, sei incontri con una creatura luminosa che affermò di provenire dal cielo, affidò loro un messaggio che in seguito sarebbe stato frazionato fraudolentemente nei celebri “tre segreti” e infine compì quello che passò alle cronache come il “miracolo del sole”.

Nessuno di loro affermò – in prima battuta – che si trattasse della “madonna” e tutti e tre descrissero la visione in modo molto distante dall’iconografia mariana.

L’identificazione della figura con la Madre di Dio, alimentata dalla voce popolare, avvenne solo in un secondo tempo e il curioso abbigliamento fu trasformato in un look più aderente al personaggio. 

L’incontro nel 1915 delle 3 sorelle

fatimaA partire da due anni prima di quel 13 maggio 1917, però, erano avvenuti altri contatti con strani esseri e se quelli del 1916 avevano avuto come protagonisti gli stessi bambini, in quelli del 1915 era presente la sola Lucia, che – occorre ricordarlo, perché è una chiave importante per comprendere tutta la trama – fu l’unica testimone sopravvissuta e anche la sola fonte in base alla quale venne costruita la vicenda dell’apparizione mariana più celebre della storia.

Nel 1915, infatti, mentre la piccola era intenta a pascolare le pecore di famiglia sul monte Cabeço insieme alle sorelle Teresa e Maria Rosa Matias e Maria Justino, apparve una figura che venne descritta in modo diverso di memoriale in memoriale: una nuvoletta bianca in forma umana, una statua di sale o di neve, un giovane luminoso come se fosse di cristallo avvolto in un lenzuolo, ecc.

Ciò che conta, è che Lucia affermerà, molto più tardi, di avere avuto immediatamente la convinzione che si trattasse dell’angelo custode.

Sembra – anche se il racconto è fumoso, ricco di contraddizioni e soprattutto reso quando ormai il grande carrozzone clericale si era già messo in moto – che le bambine se la diedero a gambe e concordarono tra loro di non parlare in famiglia di quello strano incontro, che, tuttavia, si ripeté altre due o tre volte.

Fatima: le piccole veggenti scomparse

fatimaNon sappiamo, però, che fine fecero le sorelle Matias e Maria Justino, perché le tre escono di scena senza che venga fatto il minimo accenno su quali conseguenze l’evento ebbe – se le ebbe – su di loro.

Nel 1916 le visioni si ripeteranno, ma questa volta in presenza del cast definitivo, che comprende i due fratelli Marto: in queste occasioni la figura si paleserà come “l’Angelo del Portogallo” e inizierà il sottile condizionamento – poi magistralmente compiuto dalla “Regina del Rosario” –  che porterà una recalcitrante Lucia in convento, mentre Francisco e Jacinta bruciarono la loro breve esistenza nell’ossessione di patire per la conversione dei peccatori, in riparazione delle offese fatte a Dio.

Ma oltre alle sorelle Matias e Maria Justino, nell’affaire Fatima c’è un’altra veggente scomparsa: Carolina Carreira.

Carolina Carreira: la “quarta veggente”

Nei documenti ufficiali relativi a Fatima non si parla quasi di questa bambina, che nel 1917 aveva dodici anni, eppure all’epoca dovettero circolare le voci intorno a un curioso incontro da lei fatto proprio alla Cova de Iria. Infatti, nel 1947 don José Pedro da Silva, in attesa di fare una bella carriera e diventare vescovo ausiliare di Lisbona – incarico che detenne dal 1956 al 1965, per poi approdare come titolare alla diocesi di Viseu – interrogò in proposito Lucia, poco prima che questa “decidesse” di entrare nel Carmelo di Coimbra.

Il prelato domandò alla suora il motivo per cui non avesse mai accennato all’avventura di Carolina, della quale doveva essere al corrente. La madre della piccola, tale Maria da Capelinha, aveva infatti riferito di avere chiesto a Lucia di domandare alla “madonna” chi fosse la creatura vista il 28 luglio dalla figlia intorno e sopra al leccio dove avvenivano regolarmente le apparizioni.

La veggente – pare – rivolse l’interrogativo alla Signora a Valinhos, nell’unica apparizione avvenuta in una data (19 agosto) e in un luogo diversi da quelli consueti, poiché i pastorinhos erano stati dapprima arrestati, poi rilasciati dal sindaco di Ourém: tornati a Fatima, erano stati inviati a pascolare le pecore e data l’ora tarda si erano diretti a Valinhos, meno distante da casa rispetto alla Cova de Iria.

Pare che la “madonna”, interpellata, non si perse in troppe spiegazioni, rispondendo frettolosamente che si trattava di «un angelo». Ma Lucia, interrogata nel ’47 dal futuro monsignore, cadde dalle nuvole, affermando di non ricordare l’episodio.

In tal modo, si persero le tracce di Carolina Carreira, che, ormai ultrasettantenne, riemerse dall’oblio solo il 22 luglio 1978, quando il giornalista Joaquim Fernandes, autore insieme a Fina d’Armada di una trilogia dedicata a Fatima, la rintracciò per intervistarla.

l racconto di Carolina Carreira

La donna raccontò che quel giorno di fine luglio, tra le 9 e le 10 del mattino, mentre si trovava in compagnia di un’altra ragazzina di nome Conceiçao, ebbe una curiosa visione proprio in prossimità del leccio (un tipo di quercia, ndr) dove ormai da quattro mesi un Essere di luce (che in quel momento era già stato indicato dalla voce popolare come la Beata Vergine) si manifestava a Lucia, Francisco e Jacinta.

Anzi, proprio nell’ultima apparizione, quella di due settimane prima, la routine iniziata a maggio si era arricchita di un elemento intrigante: la Signora aveva comunicato un lungo messaggio ai pastorinhos, imponendo loro di non rivelarlo.

fatimaCarolina raccontò al giornalista che intorno al leccio era stato costruito un muretto in pietra e dietro a quel muretto sia lei, sia la sua occasionale compagna, videro una figura: fu descritta come un bambino dell’apparente età di otto-dieci anni, di statura molto bassa, biondo, vestito di bianco, che passeggiava avanti e indietro all’interno del piccolo recinto di pietre.

Preoccupata non tanto per la strana presenza, quanto  per il gregge, la fanciulla era andata a controllare che tutto fosse tranquillo, poi era tornata al suo punto di osservazione e aveva rivisto una figura, che però aveva cambiato posizione: ora si trovava sul leccio.

Rispondendo alle domande del giornalista, la Carreira precisò, riferendosi al primo incontro: «Sembrava un bambino di queste parti, con una tuta bianca e i capelli biondi», poi aggiunse altri dettagli, tra i quali uno particolarmente interessante: in entrambe le occasioni, aveva avvertito dentro di sé come un richiamo: «Vieni qui e recita tre Ave Maria, vieni qui e recita tre Ave Maria»; disse anche di aver domandato a Conceiçao se avesse recepito la stessa richiesta, ma la ragazzina le rispose di no.

Improvvisamente, però, nell’intervista irrompe un elemento quanto meno curioso:  dopo alcune esitazioni, la donna affermò che la figura vista in seconda battuta sul leccio, era una Signora che indossava un vestito «quasi uguale a quello di un’immagine che abbiamo nella nostra chiesa a Fatima, un mantello di porpora e una corona sopra la testa, come quella che abbiamo della Madonna Addolorata […]. Era simile». Alla richiesta di maggiori precisazioni, Carolina si trincerò dietro dei «Non ricordo», giustificandoli con il tanto tempo trascorso.

Precisò solo che né la madre, né il fratello le credettero quando raccontò dell’esperienza e alla domanda se avesse obbedito all’invito di pregare, rispose prima di no, poi forse, infine ammise di non ricordare nemmeno quello.

Le contraddizioni delle testimonianze

Anche questo racconto – come mille altri relativi ai fatti occorsi alla Cova de Iria nel 1917 – è zeppo di contraddizioni e di elementi fumosi. Dal mio punto di vista, indicare in Carolina Carreira la «quarta veggente di Fatima», come sono in molti a fare, è un azzardo. Se – forse – la ragazzina vide un bambino aggirarsi all’interno del muretto di pietre che circondava il leccio, il resto della narrazione è inventato di sana pianta o – più facilmente – frutto di autosuggestione.

L’episodio saltò ufficialmente fuori solo nel 1923, quando Maria da Capelinha venne interrogata su vari argomenti dal canonico Manuel Nunes Formigão, che sotto lo pseudonimo di «Visconte di Montelo» fu il primo a condurre un’inchiesta sulle apparizioni di Fatima.

Carolina non attribuì caratteristiche curiose al bambino visto dietro il muretto: disse che non emanava alcuna strana luce, non era trasparente come ci si immagina dovrebbero essere gli angeli e camminava normalmente, come se passeggiasse, l’unica cosa che la colpì fu la sua bassa statura. Perfino la “voce” che avvertì dentro di sé, quella che la invitava a pregare, non ebbe grande effetto su di lei, preoccupata molto di più per il gregge che aveva lasciato incustodito.

Anche la visione della «Madonna Addolorata», simile alla statua della chiesa, non produsse altro che curiosità e quando, dopo aver raccontato l’episodio in famiglia, si sentì rimproverare dalla madre e canzonare dal fratello, non insistette.

Lucia, Francisco e Jacinta, invece, avevano avuto reazioni ben diverse, sfidando tutti pur di rimanere coerenti a quanto affermavano di avere visto; Lucia dirà che sua madre utilizzò ogni mezzo per farle confessare di essersi inventata la Signora: «Non risparmiò, a tal fine, carezze, minacce e neppure il manico della scopa».

Carolina Carreira, invece, rientrò nei ranghi e se Maria da Capelinha non fosse stata interrogata a sei anni di distanza dal canonico Formigão – che forse aveva captato qualche voce in merito al racconto della figlia – nessuno avrebbe saputo niente di lei.

Il Visconte di Montelo non sentì nemmeno il bisogno di parlare con la diretta interessata, ma si accontentò delle parole della madre, cui non diede seguito alcuno.

Alcuni ricercatori affermano che Carolina non venne presa in considerazione perché la sua versione si discostava troppo da quella che, nel frattempo, aveva assunto il carattere dell’ufficialità con l’imprimatur della Chiesa locale, altri insinuano che furono le famiglie Dos Santos e Marto a insistere perché fosse esclusa, non gradendo che un’estranea rischiasse di rubare la scena ai tre pastorinhos.

Tuttavia, la stessa Maria da Capelinha (in alcuni casi chiamata Maria Carreira) si diede da fare per ritagliarsi un ruolo di spicco nella grande kermesse mariana che andò in scena alla Cova di Iria: fu la prima a occuparsi di allestire un abbozzo di altare intorno al leccio delle apparizioni, sua fu l’idea di costruire il muretto in pietra dietro al quale la figlia avrebbe affermato di avere visto “l’angelo” e divenne una delle più attive testimoni dei fatti, miracolo del sole compreso, parlando per prima del «ronzio che sembrava essere quello di un’ape», rilasciando interviste su interviste, minimizzando il racconto di Carolina.

Fernandes e D’Armada ipotizzano che la piccola Carreira ebbe un’esperienza di contatto telepatico, cui non diede seguito perché la sua unica preoccupazione era quella di evitare che al gregge accadesse qualcosa che potesse suscitare le ire del padrone.

In questo caso, mi permetto di non essere d’accordo con loro.

Analizziamo, infatti, ciò che Carolina affermò sia nell’immediato, confidandosi in famiglia, sia più di sessant’anni dopo con il giornalista che la cercò per intervistarla: vide un normalissimo bambino che «stava semplicemente passeggiando da un lato all’altro […] Andò da un angolo all’altro all’interno del muretto di pietre, la parte inferiore del vestito era nascosta dal recinto». Poi – allontanatasi e tornata presso il leccio – osservò un’altra figura, ma questa volta sopra l’albero e la descrisse in modo diverso, ma molto vago, giungendo a identificarla con la statua della Madonna Addolorata presente in chiesa. A Fernandes che la incalzava per farsi dire di più su questa seconda figura, rispose: «È meglio che non diciate che ho visto la Madonna Addolorata, ma che ho visto un angelo», perché così aveva affermato Lucia dopo aver domandato spiegazioni alla Signora il successivo 19 agosto.

È anche curioso che nessuno si sia dato da fare per rintracciare quella tale Conceiçao che sarebbe stata testimone dell’evento; il giornalista domandò all’intervistata maggiori informazioni su di lei, ma la donna rispose di non saperne nulla: «Veniva da molto lontano, da nord, da Espite […] Non la vidi mai più. Non conosco nemmeno il suo cognome».

Carolina: salva per “miracolo”

E allora, dal mio punto di vista, i casi sono due: la dodicenne Carolina – un’altra bambina costretta a lavorare duramente, che di certo aveva poche soddisfazioni – cercò di attirare l’attenzione su di sé impressionata dalla fama che i tre pastorinhos avevano rapidamente acquisito, inventandosi anche lei la sua bella esperienza soprannaturale; oppure si lasciò suggestionare dal clima mistico che avvolgeva Fatima da tre mesi e credette di vedere e udire ciò che, invece, fu solo frutto della propria fantasia.

Lucia Do Santos

Non sappiamo nemmeno se corrisponda a verità che sua madre domandò a Lucia di informarsi presso la Signora: come abbiamo visto in precedenza, la suora rispose a don José Pedro da Silva di non ricordare l’episodio.

È dunque possibile ipotizzare che – fermo restando l’esperienza di Carolina, frutto di bugia infantile o di autosuggestione – fu Maria da Capelinha a cercare di montare tutta la faccenda: avendo però riscontrato l’indifferenza di Formigão, che non ritenne nemmeno opportuno interrogare la bambina, dovette accontentarsi del ruolo di custode del luogo delle apparizioni e di testimone oculare che era riuscita a ritagliarsi nell’affaire Fatima.

Se, come qualcuno afferma, il suo intento fu quello di preservare la figlia dalla morbosa curiosità della gente, non si sarebbe lasciata scappare la notizia neppure con il Visconte di Montelo, trincerandosi anche lei dietro un prudente «Non ricordo».

Carolina Carreira, a differenza dei tre pastorinhos, ebbe la possibilità di sposarsi e condurre una vita normale; morì tra il 1979 e il 1980, ultrasettantenne, forse ignorando di aver scampato un pericolo mortale: quello di essere fagocitata nella perversa spirale clericale e di finire i propri giorni in convento, vittima di un martellante lavaggio del cervello, come era accaduto a Lucia.

 

Un articolo di Laura Fezia

 

Cosa sono i luoghi di potere e come riscoprirne la magia

Chi erano i celto-liguri?

«C’è chi dice che Dio esiste e chi è convinto che non esista. La verità, come sempre, sarà nel mezzo».  W. B. Yeats

Luoghi di potereÈ questa una citazione del premio Nobel William Butler Yeats che racchiude in sé uno dei segreti del Nord e delle antiche popolazioni che, millenni orsono, hanno abitato quelle zone del mondo.

Stiamo qui parlando degli antichi celto-liguri, gli abitanti delle Terre del Nord – ovvero dell’Europa nordoccidentale.

Si tratta di popolazioni dotate di un’incredibile sensibilità nei confronti non solo del nostro mondo, ma anche dell’altro mondo, che amavano le terre di confine, il limitare dei pozzi e del mare, il giorno che non era più giorno, la notte che ancora non era notte.

La scarsa conoscenza di questi popoli antichi

Oggi conosciamo poco di queste popolazioni antiche perché molto lontane da noi e dal nostro modo di vivere sempre più distante dalla spiritualità.

È troppo il divario culturale che separa noi uomini e donne moderni da loro, uomini e donne della terra, del Nord, probabilmente cultori del Femminino sacro, della Grande Madre.

Uomini e donne forse più vicini alla saggezza istintiva degli animali e infinitamente più magici, misteriosi, ma allo stesso tempo concreti, pragmatici, “terra terra”.

Oggi possiamo comprendere veramente poco, realmente, di quelle persone che migliaia di anni fa popolavano le nostre terre.

Luoghi di potere

Una delle particolarità delle popolazioni celto-liguri è il fatto che la loro ricca tradizione fosse fatta di molti elementi singolari, quali Grande Madre, Piccolo popolo, dolmen, menhir, cromlech, alberi ultramillenari e i Luoghi di potere.

Con Luoghi di potere s’intendono probabilmente luoghi in cui gli antichi vedevano e/o sentivano l’energia della Dea Madre e le sue sfumature: sapevano cioè riconoscere un luogo sacro e anche l’uso e l’utilizzo che si poteva fare.

Ad oggi è facile riconoscerli poiché con l’avvento del cristianesimo vennero edificate su quei luoghi le prime chiese antiche per sfruttare le energie della Dea.

Luoghi di potere

Sacra di San Michele

Come osserva Andrea Cogerino, ricercatore spirituale esperto di sciamanesimo e druidismo, probabilmente gli antichi sentivano e riconoscevano i Luoghi di potere nei punti sulla superficie terrestre in cui – detto in termini arcaici – “si incontrano le linee del drago”, le linee sincroniche”.

E lì gli antichi druidi e druidesse edificavano templi, celebravano riti e si facevano promotori e custodi di numerose operazioni “magiche”, religiose e rituali.

Uno dei Luoghi di potere più famoso del Piemonte (e certamente uno dei Luoghi sacri più importanti d’Europa) è la Sacra di San Michele, ma ve ne sono altri disseminati in altre zone d’Italia.

La funzione dei luoghi di potere

Questi sono luoghi dalle molteplici possibilità:

  • ottimi per ricevere guarigioni canalizzando, incubando, raccogliendo e facendo passare l’energia della Dea Madre;
  • siti volti alla fertilità;
  • propizi per ottenere sogni magici – per i popoli antichi esistevano luoghi per incubare i sogni per contattare i regni spirituali;
  • Stargate per contattare il Piccolo popolo.

Ad esempio, i cromlech (cerchi di pietra) erano luoghi in cui era raccolta moltissima energia, e Cogerino ipotizza che questi potessero rendere possibile alle creature dell’altro mondo il passaggio nel nostro mondo e viceversa.

Ancora oggi gli antichi Luoghi di potere ci sono, sono vivi e attivi e raggiungerli è molto più semplice di quello che si pensa: come detto precedentemente, in moti casi basta recarsi nelle antiche chiese medievali che sono state costruite su luoghi di culto pre cristiani.

Oggi esistono i luoghi di potere?

Ancora oggi gli antichi Luoghi di potere ci sono, sono vivi e attivi e raggiungerli è molto più semplice di quello che si pensa: come detto precedentemente, in moti casi basta recarsi nelle antiche chiese medievali che sono state costruite su luoghi di culto pre cristiani.

Luoghi di potereScopri di più sulla meravigliosa e affascinate cultura celto-ligure con il webinar “Geografia sacra e Saggezza nascosta dei Nativi europei” di Andrea Cogerino,e parti per un viaggio tra i Luoghi di potere alla ricerca di questa preziosa conoscenza perduta.

Con questo webinar scoprirai:

  • cosa sono i Luoghi di potere di geografia sacra e come riconoscerli;
  • l’antico culto del femminino sacro e della dea madre Brighid;
  • le conoscenze perdute sul Piccolo popolo;

Inoltre avrai la possibilità di partecipare ad una meditazione guidata per connetterti alla Saggezza interiore attraverso il femminino sacro.

Detox con la fitoterapia: elimina le tossine e torna in salute!

Fitoterapia: detossificare il nostro organismo

In questo articolo Cinzia Tarchini, naturopata, consulente in nutrizione e dimagrimento, ti spiegherà in modo molto semplice, quali sono alcuni dei migliori fitoterapici per drenare e detossificare il nostro organismo.

La natura non fa mai nulla per caso, come ci insegnano i più grandi filosofi greci.
Le sue erbe, le sue gemme, i suoi fiori, possono avere virtù depurative, drenanti o addirittura “accelera metabolismo” non indifferenti.

Cominciando un percorso di detossificazione specifico e personalizzato, alimentare e naturopatico, potrai ottenere risultati ancor più veloci ed efficaci!

Che cos’è la fitoterapia?

fitoterapiaInnanzitutto, con fitoterapia s’intende quella pratica che prevede l’uso di piante per migliorare alcuni disturbi e per mantenere lo stato di salute.

Il termine deriva dal greco “phytòn” che significa pianta. Quindi letteralmente “terapia con le piante”.
Ma non tutte le piante sono utilizzate, né sono adoperate parti di piante tali e quali.

Il rimedio fitoterapico è infatti un estratto di piante specifiche dette officinali.

Ippocrate, il padre della medicina occidentale

Ippocrate di Cos (460 a.C.), il padre della medicina occidentale, fondatore dell’ars medica antiqua, utilizzava molte argille per uso terapeutico, che provenivano da luoghi diversi e quindi avevano diversi colori e qualità. E ricorreva ai rimedi naturali, da sempre legati ad una conoscenza tramandata oralmente da padre in figlio, come depurativi e riequilibranti.

fitoterapia

Ippocrate di Cos

Fu il primo che, senza introdurre sostanziali cambiamenti, tentò di dare una sistematicità all’utilizzo dei rimedi naturali, facendo una suddivisione basata sul potere di ciascuna pianta e al suo livello d’azione.

Possiamo ben dire che Ippocrate, oltre al Padre della Medicina sia stato un grande Maestro, in quanto estese i suoi insegnamenti ai paesi del Mediterraneo e al Medio-Oriente, permettendo a grandi medici di illustrare le teorie e le tecniche naturopatiche.

Ippocrate sottolineò nella sua teoria l’importanza della pulizia interna con l’eliminazione delle tossine.

La principale risorsa terapeutica consisteva nel non ostacolare e possibilmente rafforzare la Vis Medicatrix Naturae privilegiando la dieta e le terapie naturali rispetto ai farmaci.

Autoguarigione con l’eliminazione delle tossine

Il potere naturale di autoguarigione attraverso la pulizia interna con eliminazione delle tossine è uno dei dettami della scuola ippocratica, ed è un fondamento basilare della filosofia naturopatica.

Di importanza fondamentale nella Terapia Ippocratica è l’alimentazione (dietetica).  Suo è il motto: “L’alimento sia la tua prima prescrizione”.

La fitoterapia, a seconda del tipo d’effetto che desidera ottenere con un fitoderivato, realizza per uso orale:

  • Tinture madri;
  • Gemmoderivati;
  • Tisane (infusi o decotti);
  • Estratti Fluidi, Secchi e Totali.

Vediamo insieme una carrellata dei fitoderivati che più spesso consiglio ai miei clienti con lo scopo di detossificare e drenare il proprio organismo. Con lo scopo di sgonfiarsi, sentirsi più leggeri e in forma.

fitoterapiaTendi a trattenere i liquidi?

ASPARAGO IN TINTURA MADRE

L’asparago in tintura madre è un ottimo coadiuvante nelle diete dimagranti. Aiuta il drenaggio dei liquidi nelle donne che li trattengono e quindi sviluppano ritenzione idrica, stasi linfatica e cellulite.

  • Posologia:

30-40 gocce 3 volte al dì in un dito d’acqua lontano dai pasti per almeno 1 mese.
Per un’azione depurativa preventiva o drenante generale si può usare la tintura madre di asparago diluita in una bottiglia d’acqua: 120 gocce in 1,5 l da sorseggiare durante la giornata.

Ti senti pesante e gonfia?

BETULLA IN TAGLIO TISANA

Rispetto alla betulla in tintura madre che ha un’azione diuretica e antinfiammatoria, l’Infuso di Betulla privilegia il drenaggio dei liquidi e la depurazione organica.
Anche la linfa di betulla è davvero un ottimo drenante, e si può usare anche in gravidanza. Se fossi in dolce attesa e volessi usarla chiedi comunque prima al tuo ginecologo di fiducia.

  • Posologia:

L’Infuso si svolge secondo il rituale del the inglese, quindi si porta a bollore l’acqua, si toglie dal fuoco e si versa sulla betulla essiccata (1 cucchiaio raso per 1 tazza da 200 ml) precedentemente messa nella tazza.

Si copre con un piattino per evitare la dispersione dei principi attivi che sono volatili e si lascia in infusione una decina di minuti. A questo punto si filtra, si dolcifica se necessario con del miele (ricorda però che ogni cucchiaino di miele ti costa 20 calorie…) e si consuma immediatamente.
Per una profonda detossificazione l’ideale sono 5 tazze al giorno per almeno 1 mese.

Soffri di cattiva digestione?

CARCIOFO IN TAGLIO TISANA

Ha un sapore piuttosto amaro che può essere corretto con la menta (al 5%) anche per la sua azione depurativa epatica. La tisana al carciofo a differenza di quella alla betulla, di cui puoi bere anche 5 tazze in una giornata lontano dai pasti, è da usare preferibilmente prima e/o dopo i pasti.
Favorisce la digestione e il suo effetto digestivo che può essere utile in caso di abbuffate, proprio come quelle natalizie.

  • Posologia:

1 cucchiaio scarso di carciofo taglio tisana in 200 ml di acqua, da lasciare in infusione 5-7 minuti da coperto.

Hai bisogno di dimagrire?

FUCUS (QUERCIA MARINA) IN TINTURA MADRE

Efficacissimo acceleratore metabolico ma da assumere assolutamente sotto il controllo medico in quanto agisce sulla tiroide.
Utilissimo in caso di sovrappeso ed obesità o in caso di rallentamento metabolico.
In più è fortemente remineralizzante e apporta molti oligoelementi.
Favorisce l’eliminazione delle tossine da parte degli organi emuntori e migliora la ritenzione idrica.

  • Posologia:

30-40 gocce 2 volte al giorno per non più di 1 mese, sotto controllo medico. Non assumere in caso di tiropatia autoimmune, in caso di ipertiroidismo e/o ipertensione, né in gravidanza o allattamento.

Soffri di cattiva circolazione?

fitoterapiaCASTAGNO IN GEMMODERIVATO

Se betulla agisce sul sistema linfatico, castagno lavora sulla congestione prevalentemente venosa, attivando la circolazione linfatica e prevenendo l’intossicazione e la deposizione dei rifiuti colobalici (di scarto) del metabolismo.
Inoltre castagno è attivo negli edemi e gonfiori da insufficienza sia linfatica che venosa (quando sono presenti emorroidi o varici per esempio).
Utilissimo anche per la ritenzione idrica premestruale e nei confronti delle panniculopatie come la cellulite della coscia e del ginocchio.

  • Posologia:

30-40 gocce per 2 volte al dì, in un dito d’acqua lontano dai pasti, per 1 mese. Anche associato ad una delle tinture madri sopra citate (come Asparago o Fucus).

Assumi troppi zuccheri o soffri di glicemia alta?

NOCE IN GEMMODERIVATO

E qui ti propongo uno dei miei rimedi fitoterapici preferiti!

Nei confronti del mio iperinsulinismo mi ha davvero aiutata, spero che anche tu possa avere grandi benefici da questo mitico gemmoderivato. Noce ripristina la funzionalità del pancreas migliorando i processi digestivi e migliorando l’habitat dell’intestino. Noce riequilibria anche la secrezione d’insulina con effetto ipoglicemizzante (abbassa gli zuccheri nel sangue).

Quindi è l’ideale per coloro che soffrono di diabete, di iperinsulinismo o comunque che hanno la glicemia alta e hanno accumulato parecchio sovrappeso mangiando troppi carboidrati. Noce è un davvero un ottimo alleato sia per dimagrimento che per salute.

  • Posologia:

30-40 gocce per 2 volte al dì, in un dito d’acqua lontano dai pasti, per almeno 1 mese.

Entanglement: la connessione genetica ed emotiva con la propria famiglia

entanglement

Entanglement: una connessione permanente

Ciò che ha interessato anche recenti ricerche in fisica quantistica è il fenomeno dell’entanglement.

Questo fenomeno, detto anche  correlazione quantistica, è il legame fra due particelle di materia che, anche se sono separate nello spazio e nel tempo, mantengono fra loro una connessione permanente. Infatti, se avviene una modificazione della prima particella, questo comporta una modifica immediata nella seconda.

Lo stesso fenomeno può essere riscontrato in un sistema di particelle più complesse, come può essere il corpo umano, cioè l’uomo. Da qui si può quindi presupporre che ognuno di noi, condividendo il corredo genetico ed emotivo con i propri consanguinei, sia in collegamento, in entanglement appunto, con l’intero sistema familiare di appartenenza, da generazione in generazione.

Riportando tutto ciò alla quotidianità ognuno di noi, senza rendersene conto, crea nel proprio ambiente familiare e sociale, condizionamenti che inducono ad associazioni immediate, producendo un’alterazione biologica, in noi e, per effetto dell’entanglement, anche nel nostro sistema familiare. 

Questo influenza la percezione soggettiva della realtà, determinata dal personale vissuto emotivo.

Neuroni specchio e l’evento traumatico

Ad esempio, tutti noi abbiamo delle foto in casa e facilmente anche nel portafoglio, oppure accessori, che hanno un particolare ricordo affettivo.

È interessante sapere che questi oggetti, seppur non in contatto alla vista diretta dei nostri occhi, influiscono sul nostro benessere, determinato anche dalla nostra emotività.

Infatti, come la foto di un bambino sorridente procura senso di gioia, allo stesso modo la foto di una persona cara che è venuta a mancare, inevitabilmente genera tristezza e dolore, in quanto rimanda al ricordo dell’evento della perdita.

Ovviamente, occorre qui fare alcune dovute precisazioni, per evitare fraintendimenti su un argomento tanto delicato.

Il coraggio di andare avanti

È indubbio che la perdita di una persona cara lasci il segno, in quanto inevitabilmente crea un vuoto che può sembrare incolmabile…

Tuttavia rappresenta il cambiamento con cui ci dobbiamo comunque confrontare, perché il fluire della vita non si può mettere in discussione.

entanglementInoltre bisogna considerare che per fare ciò, ognuno di noi, a seconda delle circostanze dell’evento e del proprio vissuto, necessita di un tempo personale per dare spazio al proprio dolore, senso di rabbia e di impotenza, per elaborare e maturare l’accaduto.

Tenere ostinatamente esposti o conservare foto, vestiti (in alcuni casi l’abito fa il monaco), monili (fede di nozze, collane e accessori vari), comporta un continuo effetto di ritorno sull’evento traumatico e, come dimostra la teoria dei neuroni specchio, per attivazioni/stimolazioni si creano delle neuro-associazioni di tipo stimolo-risposta apprese che creano un effetto rebound, cioè un effetto di rimbalzo continuo tra il passato e il presente, impedendo la chiusura del lutto e creando pertanto un irretimento sul l’equilibrio dinamico del sistema familiare.

Senso di rabbia, senso di colpa

Razionalmente possiamo dunque interpretare la conservazione di una foto o di un monile come un gesto d’amore nei confronti di chi non c’è più ma, emotivamente, questo gesto rinforza il senso di rabbia per l’accaduto e spesso il senso di colpa per ciò che pensiamo avremmo dovuto o potuto fare.

Per una svolta, diventa quindi importante, iniziare acquisire maggior coscienza sul significato simbolico/sintomatico nel trattenere foto e accessori, in modo da lasciar andare il passato e poter gioire del fluire della vita, per allentare così dolorose tensioni e permetterci di accogliere il bello della vita anche in memoria di chi ci ha lasciato.

Un articolo del dott. Andrea Penna

Attacco di panico e sindrome del gemello mancante

Attacco di panico

Hai mai vissuto un attacco di panico?

È una domanda a cui molti risponderanno affermativamente, infatti è un disturbo d’ansia che si manifesta molto di frequente, arrivando a colpire annualmente fino all’11% della popolazione mondiale[1].

L’attacco di panico si presenta in maniera imprevedibile, spesso senza una razionale causa scatenante, e chi soffre di questa patologia percepisce un profondo malessere fisico e psicologico.

Attacco di panicoI sintomi più frequenti sono, prevalentemente, di due categorie:

  • sintomi somatici, ovvero che causano un’alterazione dell’equilibrio del sistema neuropsichico: dispnea (difficoltà respiratoria), tachicardia, disturbi psicosensoriali, parestesie, tremori;
  • sintomi psichici: paura di morte imminente, paura della perdita del controllo delle azioni, stato di profonda impotenza, percezione alterata dell’ambiente.

Di questa seconda categoria, il dott. Andrea Penna, medico chirurgo con uno spiccato interesse per le medicine complementari, si è focalizzato in particolare sulla ricorrenza di due sintomi: la paura di morte imminente e della perdita del controllo.

E nell’approccio allo studio dell’attacco di panico, Penna ha fatto fondamentalmente uso di due tecniche: la medicina tradizionale cinese e le mimesi della vita.

Cosa sono le mimesi e perché possono aiutarti a comprendere l’attacco di panico?

Con “mimesi” s’intente una tecnica volta a comprendere un legame tra patologie croniche e le dinamiche emotive basata sulle costellazioni familiari di Bert Hellinger.

Durante una seduta, i partecipanti si dispongono in cerchio e mettono in scena emozioni, eventi, patologie, stati d’animo, lasciandosi condurre da movimenti spontanei. In questo modo vengono riprodotti degli schemi di eventi realmente accaduti nei soggetti partecipanti, i quali rappresentano un blocco emozionale della persona.

La mimesi, quindi, permette anche di rimettere in scena l’attacco di panico, e in questo modo, il dott. Penna ha trovato un modo per comprendere quali fossero gli eventi connessi e scatenati del disturbo.

La sindrome del gemello mancato

In ben dieci anni di sperimentazioni, il punto di svolta per il dott. Penna è avvenuto comprendendo che esista di fatto un legate tra evento e emozione.

Inoltre, ha osservato un fatto molto comune per quanto riguarda il modo dei partecipanti alla mimesi di rappresentare l’attacco di panico: ogni volta i soggetti mimavano la sindrome del gemello mancato.

In sostanza, la scena riproposta è sempre la stessa: tra i partecipanti vi è un soggetto che assume il ruolo dell’attacco di panico il quale va, inesorabilmente, incontro ad un fenomeno di morte.

Attacco di panicoChi ha vissuto l’esperienza e chi impersona l’attacco di panico si ritrovano a disporsi uno di fronte all’altro e cominciano ad interagire fra di loro fino a quanto il secondo, di colpo, non cade a terra “morendo”. E questo schema non è suggerito dal dott. Penna, viene a crearsi in modo naturale.

Questo fatto di vivere l’attacco di panico come un lutto durante la mimesi, secondo Penna è, inoltre, strettamente legato al fatto che la maggior parte – se non tutti – i suoi paziente hanno visto comparare questo disturbo proprio in seguito ad un lutto.

Tutto ciò gli ha permesso di arrivare ad una soluzione: la predisposizione all’attacco di panico è strettamente correlata al modo in cui è mancato quel fratello gemello.

Questo perché noi siamo la risultante del nostro stato di coscienza (la somma di tutte le memorie del nostro vissuto e di tutto ciò che ci ha preceduti) e della comunicazione emotiva (tutte le forme viventi, anche se non sono simili tra di loro, comunicano tra loro emotivamente e creano una rete di coscienze). Queste due istante, insieme, formano la modalità reattiva.

Noi, quindi, siamo emotivamente anche ciò che condividiamo con gli altri, e conteniamo in noi anche lo stato di coscienza emotiva e comportamentale del vissuto di quel gemello mai venuto al mondo.

Se noi, all’interno dell’utero di nostra madre non eravamo soli, nel bene o nel male conteniamo lo stato emotivo del nostro gemello, ed è impossibile scindersene.

I nostri ricordi sono una memoria viscerale inconsapevole

Attacco di panicoArriviamo dunque a un punto chiave: se durante la vita intrauterina ci sono due feti, il gemello mancato e quello sopravvissuto, quello che sopravvive avrà non solo la sua modalità reattiva, ma avrà anche quella del fratello mai nato.

Secondo Penna, essendo che tutto ciò che avviene nella vita intrauterina assume una dimensione di memoria viscerale, ovvero che ogni avvenimento viene memorizzato dentro un organo, e non nel cervello, questo spiega perché all’insorgere di una mancanza si verifichino inspiegabilmente dei sintomi come paura della morte imminente o di impotenza.

 Ovvero, si manifestano i sintomi somatici e psichici dell’attacco di panico.

Chi vive questa situazione, proprio perché inconsapevole del fatto di aver condiviso l’inizio della sua esistenza con un gemello, non permette a chi sperimenta la situazione di attacco di panico di capirne la causa.

Due disturbi, una sola causa

Dunque, cos’è l’attacco di panico?

Secondo Penna, è la mimesi del momento in cui è mancato il nostro gemello, con tutto il contenuto emotivo e reattivo dell’evento.

L’attacco di panico è il riemergere in modo acuto e drammatico di una memoria viscerale di un evento realmente accaduto all’interno della vita intrauterina in cui sono stati separati i gemelli. E quindi questo spiega quella paura di morte imminente.Attacco di panico

Chi ha avuto paura di morte imminente? Chi è sopravvissuto o il gemello che, di fatto, è mancato?
In questo caso, è stato chi si è lasciato andare a vivere questo tormento.

Chi ha avuto paura di perdere il controllo delle proprie azioni?
Questo entrambi.

Chi ha sperimentato uno stato di profonda impotenza?
Qui, invece, è stato il gemello sopravvissuto a vivere quest’emozione. Si è trovato impotente perché impossibilitato nell’aiutare il fratello.

Ecco perché questi soggetti, nel vivere l’attacco di panico sperimentano tutte queste emozioni.

Come fa il terapeuta a intervenire in questo tipo di memoria?
Applicando una tecnica terapeutica irrazionale, come può essere una mimesi.

 

NOTE
[1] https://www.msdmanuals.com/it-it/professionale/disturbi-psichiatrici/ansia-e-disturbi-correlati-allo-stress/attacchi-di-panico-e-disturbo-di-panico#:~:text=Gli%20attacchi%20di%20panico%20sono,un%20periodo%20di%2012%20mesi